Sesso e violenza, l’oscuro cinema giapponese anni ’60-’70

31 gennaio 2018


CineTrenta presenta:
"Sesso e violenza, l’oscuro cinema giapponese anni ’60-’70"

Disturbante, spiazzante, nichilista. Anche nel Dopoguerra nipponico si è sviluppato un mondo cinematografico non convenzionale. I suoi esponenti di spicco hanno filmato il disagio di una generazione senza riferimenti, ancora dilaniata dai postumi del conflitto. E nel pieno di una crisi di valori e identità. 
Un lungo viaggio tra le pellicole più graffianti.

"Su su per la seconda volta vergine (Yuke yuke nidome no shojo)"| di Koji Wakamatsu (1969)

Poppo subisce uno stupro di gruppo sul tetto di un palazzo sotto gli occhi dell'imbelle Tsukio. Anch'egli ha subito un trauma analogo e, dalla condivisione del proprio malessere, tra i due nasce un'intesa che assomiglia a una relazione. Tutto ciò che Poppo desidera, però, è morire, ma Tsukio si rifiuta di ucciderla senza motivo. 
Come è tipico del primo Wakamatsu, gli schemi sono quelli del genere pinku eiga, in termini di durata e di moderata esposizione di nudità femminili, ma i contenuti escono da qualsiasi steccato o stereotipo. Per molti il film-manifesto del primo periodo del regista nipponico

tutte le proiezioni partono intorno alle 21.30
ingresso riservato ai soci Arci